PMA e supporto psicologico: affrontare il percorso di Procreazione Medicalmente Assistita

DOTT.SSA ANNA DALLAVO • 28 agosto 2026

Cos'è la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), comunemente conosciuta anche come fecondazione assistita, comprende un insieme di tecniche e trattamenti biomedici finalizzati ad aiutare a concepire un bambino quando il concepimento spontaneo risulta difficile o non possibile.

Intraprendere un percorso di PMA significa confrontarsi non soltanto con procedure e trattamenti medici, ma anche con attese, aspettative e possibili momenti di incertezza che possono avere un impatto importante sul benessere emotivo della persona e della coppia.

Quali sono i percorsi di PMA

Esistono diverse tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, individuate e proposte dagli specialisti sulla base della specifica situazione clinica.

  • PMA di I Livello: comprende tecniche meno invasive, come l'inseminazione intrauterina, attraverso la quale gli spermatozoi vengono introdotti nell'utero in prossimità dell'ovulazione. La fecondazione avviene quindi all'interno del corpo della donna.
  • PMA di II e III Livello: comprendono tecniche più complesse, tra cui FIVET e ICSI, nelle quali alcune fasi della fecondazione avvengono in laboratorio. Gli ovociti vengono prelevati e successivamente fecondati; l'embrione ottenuto viene poi trasferito nell'utero.
  • Fecondazione omologa ed eterologa: si parla di fecondazione omologa quando vengono utilizzati i gameti della coppia, mentre nella fecondazione eterologa si ricorre alla donazione di ovociti e/o spermatozoi.

L'utilità del supporto psicologico durante la PMA

Ogni percorso medico è unico, ma può richiedere un importante investimento di tempo, energie fisiche e risorse emotive.

Durante un percorso di PMA possono emergere ansia, incertezza, paura, frustrazione e stanchezza, soprattutto in relazione alle terapie, agli esami, alle attese e all'incertezza rispetto all'esito del trattamento.

In questo contesto, il supporto psicologico può offrire uno spazio nel quale riconoscere ed elaborare ciò che si sta vivendo.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale può inoltre fornire strumenti e strategie utili per affrontare le diverse fasi del trattamento, favorendo una migliore gestione dello stress, dei pensieri e delle emozioni legate al percorso.

Perché richiedere un supporto psicologico?

La PMA può coinvolgere aspetti che vanno ben oltre il trattamento medico, incidendo sul benessere emotivo, sulla relazione di coppia e sul modo in cui viene vissuto il progetto di genitorialità.

Lo spazio terapeutico offre un luogo protetto nel quale poter affrontare diversi aspetti:

  • Accogliere le emozioni: riconoscere ansia, paura, senso di colpa, rabbia o frustrazione senza giudizio.
  • Gestire l'attesa: affrontare lo stress legato ai tempi delle terapie, agli esami e all'attesa degli esiti.
  • Tutelare la coppia: preservare la comunicazione, l'intimità e la relazione dalle pressioni che possono accompagnare il percorso medico.
  • Elaborare le esperienze dolorose: affrontare il dolore legato a un tentativo non riuscito, a una perdita o a un aborto spontaneo.
  • Prendere decisioni: creare uno spazio di riflessione sui possibili passi successivi, compresa l'eventuale scelta di ricorrere alla fecondazione eterologa.

Le fasi del percorso in cui la terapia può aiutare

Il supporto psicologico durante la PMA può adattarsi ai diversi momenti dell'iter medico e alle esigenze della persona o della coppia.

Prima dell'inizio del percorso

La diagnosi di infertilità e la decisione di intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita possono suscitare emozioni e interrogativi importanti. Il supporto psicologico può aiutare a elaborare questo momento e a prepararsi ad affrontare i trattamenti.

Durante i cicli di PMA

Durante le fasi di stimolazione, prelievo ovocitario, fecondazione e transfer possono aumentare lo stress e le preoccupazioni. Il percorso psicologico può offrire strategie per la gestione dell'ansia, dei pensieri anticipatori e dell'attesa, aiutando a mantenere un maggiore equilibrio emotivo.

Al termine del trattamento

In caso di esito negativo, il supporto psicologico può accompagnare la persona o la coppia nell'elaborazione della delusione e nella valutazione dei passi successivi.

In caso di gravidanza, invece, può essere utile continuare il percorso nei primi mesi, soprattutto quando le esperienze precedenti rendono difficile vivere questo periodo con serenità.

Come funziona il servizio di supporto psicologico

La PMA può coinvolgere aspetti che vanno ben oltre il trattamento medico, incidendo sul benessere emotivo, sulla relazione di coppia e sul modo in cui viene vissuto il progetto di genitorialità.

Lo spazio terapeutico offre un luogo protetto nel quale poter affrontare diversi aspetti:

  • Accogliere le emozioni: riconoscere ansia, paura, senso di colpa, rabbia o frustrazione senza giudizio.
  • Gestire l'attesa: affrontare lo stress legato ai tempi delle terapie, agli esami e all'attesa degli esiti.
  • Tutelare la coppia: preservare la comunicazione, l'intimità e la relazione dalle pressioni che possono accompagnare il percorso medico.
  • Elaborare le esperienze dolorose: affrontare il dolore legato a un tentativo non riuscito, a una perdita o a un aborto spontaneo.

Prendere decisioni: creare uno spazio di riflessione sui possibili passi successivi, compresa l'eventuale scelta di ricorrere alla fecondazione eterologa. Il percorso viene definito sulla base della situazione personale e delle esigenze che emergono durante i colloqui.

  • Primo colloquio: un primo momento di conoscenza e ascolto, utile a comprendere la situazione attuale e individuare i bisogni specifici.
  • Incontri individuali: uno spazio dedicato al benessere emotivo della donna o dell'uomo che sta affrontando il percorso.
  • Consulenza di coppia: un'occasione per condividere vissuti, difficoltà e aspettative, favorendo il dialogo e le risorse della coppia.
  • Modalità flessibili: gli incontri possono essere svolti sia in studio sia online, in base alle necessità.


Affrontare la PMA senza trascurare il benessere psicologico


Ogni esperienza di Procreazione Medicalmente Assistita è diversa e non esiste un unico modo di viverla. Per alcune persone le difficoltà possono concentrarsi soprattutto nei momenti di attesa, per altre possono riguardare la relazione di coppia, la paura di un esito negativo o la necessità di prendere decisioni importanti.


Chiedere un supporto psicologico durante un percorso di PMA significa concedersi uno spazio dedicato all'ascolto e alla comprensione delle proprie emozioni, nel rispetto dei propri tempi e della propria esperienza.

Un percorso psicologico può accompagnare la persona o la coppia nelle diverse fasi della Procreazione Medicalmente Assistita, offrendo strumenti per affrontare con maggiore consapevolezza le difficoltà emotive che possono presentarsi lungo il percorso.

Autore: DOTT.SSA ANNA DALLAVO 8 ottobre 2025
Definizione L’attacco di panico è un episodio di ansia intensa che raggiunge l’apice in pochi minuti accompagnato da una serie di sintomi, come sensazioni di capogiro, di svenimento, soffocamento e paura di morire, impazzire o di perdere il controllo. Si può presentare all’interno di un qualsiasi d’Disturbo di ansia, come di altri disturbi mentali, ad esempio dopo un trauma o un abuso di sostanze o in alcune condizioni mediche generali (cardiache, respiratorie, gastrointestinali). Ansia anticipatoria Compare dopo il primo attacco e rappresenta la paura che si possa verificare un nuovo attacco e delle sue conseguenze. Nei mesi successivi quest’ansia anticipatoria rappresenta il disturbo principale del quadro clinico ed aumenta ogni volta che la persona si trova ad affrontare situazioni uguali o simili a quelle in cui si è presentato il primo attacco. Si cerca di fronteggiare l’ansia evitando le situazioni temute o se non è possibile affrontandole con grande timore. Si generano in questo modo le condotte di evitamento. Principali cause Difficilmente gli attacchi si presentano senza fattori scatenanti. Il primo episodio, solitamente si manifesta in presenza di una forte pressione emotiva, quando si è malati, o si è stanchi fisicamente ed emotivamente. Raramente si presenta in persone che si sentono al sicuro e in assenza di fattori stressanti. Una causa molto frequente è determinata dallo Stress. L’attacco di panico si può manifestare durante periodi di tensione e stress elevati. Si possono suddividere due categorie di fattori stressanti: · Fattori stressanti psicologici: Lutti, problemi sentimentali, disaccordi in famiglia, difficoltà economiche o lavorative · Fattori stressanti fisici: diagnosi di malattie fisiche, esaurimento lavorativo, mancanza di sonno, utilizzo di sostanze. Come si sviluppa l’attacco di panico La persona in breve tempo arriva a provare disagio, o paura intensa in situazioni che normalmente non dovrebbero determinare tale attivazione Sintomi associati · Respiro affannoso · Palpitazioni · Vertigini o giramenti di testa · Formicolii alle mani o ai piedi · Senso di costrizione o dolore al torace · Sensazione di soffocamento o di mancanza di aria · Sentirsi svenire · Sudorazione · Tremori · Vampate di caldo o di freddo · Bocca secca · Nausea o nodo allo stomaco · Debolezza delle gambe · Visione annebbiata · Tensione muscolare · Impressione di non riuscire a pensare chiaramente o di non riuscire a parlare · Impressione che le cose intorno non siano reali · Paura di morire, perdere il controllo o di comportarsi in modo bizzarro Modalità di reazione Durante un attacco di panico le persone possono cercare di allontanarsi dalla situazione sperando di far cessare l’attacco, oppure possono cercare aiuto o isolarsi per la vergona. Durante la prima esperienza chi ne è soggetto si spaventa molto per la paura di morire, impazzire o perdere il controllo tanto che spesso, cerca aiuto medico sanitario. Con il ripetersi degli attacchi si comincia ad avere meno paura di conseguenze negative anche se rimane la paura che l’intensità degli attacchi possa peggiorare. Sviluppo di fobie ed evitamenti . Chi è stato vittima di un attacco di panico cerca di darsi una spiegazione razionale di quanto è successo e, spesso accade, che si attribuisca la colpa del forte disagio alla situazione nella quale l’attacco è iniziato. Questo avviene per un fenomeno definito di condizionamento ossia nesso causa effetto “è successo in quella situazione e quindi è colpa della situazione”. Questa convinzione porta allo sviluppo di paure situazionali ed all’evitamento. Le persone iniziano quindi rapidamente ad evitare tutte quelle situazioni dalle quali potrebbe essere difficile allontanarsi o trovare aiuto. Ad esempio, tutti i mezzi pubblici sono ritenuti pericolosi perché è necessario aspettare per poter scendere o avere aiuto, così come stare soli in casa o viaggiare in mezzo al traffico o su strade deserte dove potrebbe essere difficile abbandonare il veicolo o avere aiuto. Tramite il Processo di generalizzazione le persone iniziano inoltre a temere anche situazioni simili. Fondamentale per chi soffre di attacchi di panico è capire il significato di condizionamento e generalizzazione perché, per stare meglio deve imparare a interrompere il legame tra attacchi di panico e situazioni evitate. Gli evitamenti possono essere accorgimenti che aiutano a superare gli attacchi di panico ma nel lungo periodo sono controproducenti perché creano abitudini protettive che limitano il funzionamento quotidiano. Pensieri negativi. Nelle persone soggette ad attacchi di panico gli evitamenti svolgono la funzione di diminuire la preoccupazione di: fare brutta figura, fare cose imbarazzanti, di non trovare aiuto, di perdere il controllo o fare del male a sé stesso o a persone care. Scopo della terapia. · Controllo dei sintomi fisici: nello specifico il controllo dell’iperventilazione che durante l’attacco è la causa della mancanza di aria. · Identificazione dei pensieri negativi: si cerca di identificare il dialogo interno, ossia ciò che la persona dice a sé stesso prima, durante e dopo l’attacco mettendo in luce le convinzioni erronee che aumentano l’ansia · Esposizioni graduali: gradualmente si impara ad esporsi alle situazioni temute ed evitate.
Autore: DOTT.SSA ANNA DALLAVO 10 marzo 2025
Il perfezionismo è spesso visto come una qualità positiva, associata alla determinazione e all’eccellenza. Tuttavia, quando diventa eccessivo, può trasformarsi in un problema che genera ansia, insoddisfazione cronica e stress. Le caratteristiche del perfezionismo Esistono diversi tipi di perfezionismo, alcuni più adattivi e altri dannosi. Alcune caratteristiche comuni includono: Alti standard personali: voler eccellere in ogni ambito della vita. Paura dell’errore: considerare ogni sbaglio come un fallimento totale. Autocritica eccessiva: essere severi con se stessi, senza mai sentirsi “abbastanza bravi”. Procrastinazione: rimandare attività per paura di non eseguirle alla perfezione. Dipendenza dall’approvazione altrui: basare la propria autostima sulle opinioni degli altri. Quando il perfezionismo è sano, aiuta a migliorarsi e a raggiungere obiettivi ambiziosi. Tuttavia, quando diventa patologico, può portare a problemi come ansia, depressione e disturbi alimentari. Quando il perfezionismo diventa un problema? Il perfezionismo diventa patologico quando inizia a compromettere il benessere e la qualità della vita. Alcuni segnali d’allarme sono: Difficoltà a portare a termine un compito perché si cerca sempre di migliorarlo. Ansia e stress cronico legati alla paura di sbagliare. Bassa autostima nonostante i successi raggiunti.  La terapia cognitivo-comportamentale può essere molto utile per imparare a gestire le aspettative in modo più realistico e ridurre l’impatto negativo del perfezionismo.
Autore: DOTT.SSA ANNA DALLAVO 10 marzo 2025
Le distorsioni cognitive tendono ad essere estreme: c'è spesso una qualità "in bianco o nero" oppure "tutto o niente" in questi pensieri. Tendono a enfatizzare il lato negativo a scapito di quello positivo. Siamo programmati per pensare prima agli aspetti negativi quando ci sentiamo ansiosi, perché il nostro corpo sta cercando di proteggerci. 1. Pensiero in bianco e nero: vediamo cose, eventi e persone come perfette o terribili, tutte buone o tutte cattive. Diciamo “sempre” o “mai” spesso, non vedendo la “zona grigia” che c'è quasi sempre. 2. Catastrofizzazione : reagiamo a una delusione o ad un fallimento come se significasse la fine del mondo. 3. Saltare alle conclusioni : assumiamo il peggio senza verificare le prove. Decidiamo che qualcuno non ci ama, ma non lo controlliamo; o prevediamo che accadranno cose terribili anche quando non ci sono prove per questo. 4. Ignorando il positivo : non prestiamo attenzione alle esperienze positive, o le rifiutiamo o diciamo che in qualche modo "non contano". 5. " Colpa mia!": Ci assumiamo la colpa o la responsabilità per cose al di fuori del nostro controllo. 6 ."Dovrebbe": critichiamo noi stessi o altre persone con idee su cosa "dovrebbe" essere assolutamente fatto senza considerare da dove otteniamo questa idea. Ignoriamo le ragioni per cui potremmo aver fatto quello che abbiamo fatto, o pensiamo che avremmo potuto avere una conoscenza che non avremmo potuto effettivamente avere. I "dovrebbe " a volte ci fanno sentire inadeguati nonostante i nostri tentativi di essere auto-motivanti. 7. Ingrandimento e riduzione al minimo : ci definiamo in base ai nostri difetti e riduciamo al minimo i nostri punti di forza. 8. Etichettare: invece di concentrarci sui comportamenti delle persone, facciamo affermazioni generali: "Sono un tale idiota" o "È un tale idiota". 9. Perfezionismo : Crediamo che tutti gli errori siano cattivi e debbano essere evitati. Per questo motivo, non ci assumiamo i rischi necessari per avere successo. Possiamo anche cercare di controllare tutte le circostanze e adattarle a ciò che pensiamo sia giusto. 10. Ragionamento in base alle nostre emozioni : crediamo che poiché ci sentiamo in un certo modo, ciò indica la verità su una situazione, e possiamo anche agire di conseguenza, nonostante a lungo termine ci fa male. I bias cognitivi sono errori sistematici nel nostro modo di pensare, che influenzano le nostre decisioni e il modo in cui interpretiamo la realtà. Spesso derivano dalla necessità del cervello di elaborare rapidamente le informazioni, portandoci però a distorsioni della realtà. I bias più comuni Ecco alcuni tra i bias cognitivi più diffusi e il loro impatto sulla nostra vita quotidiana: Bias di conferma: tendiamo a cercare e interpretare le informazioni in modo da confermare le nostre convinzioni, ignorando le prove contrarie. Esempio: leggere solo articoli che supportano la propria opinione politica. Bias dell’ancoraggio: diamo troppo peso alla prima informazione ricevuta, influenzando le decisioni successive. Esempio: se un prodotto in un negozio è scontato da 100€ a 50€, possiamo percepirlo come un affare, anche se il suo valore reale potrebbe essere inferiore. Bias della disponibilità: giudichiamo la probabilità di un evento basandoci su esempi facilmente ricordabili. Esempio: dopo aver sentito parlare di un incidente aereo, si può avere la sensazione che volare sia più pericoloso di quanto non sia in realtà. Come contrastare i bias cognitivi? Essere consapevoli dell’esistenza dei bias è il primo passo per ridurne l’impatto. Alcune strategie utili includono: Sfidare le proprie convinzioni cercando informazioni da fonti diverse. Prendersi tempo per riflettere prima di prendere decisioni importanti. Chiedere opinioni esterne per avere una prospettiva più oggettiva.  I bias cognitivi influenzano ogni aspetto della nostra vita, ma con maggiore consapevolezza possiamo migliorare la qualità delle nostre scelte e comprendere meglio noi stessi e gli altri.