Navigare nel mondo complesso dei disturbi psicosomatici: focus sulla fibromialgia

DOTT.SSA ANNA DALLAVO • 31 gennaio 2024

I disturbi psicosomatici rappresentano una sfida complessa e spesso sottostimata, con la fibromialgia che emerge come uno dei protagonisti di questa intricata rete di connessioni tra mente e corpo. Tale disturbo cronico si manifesta con dolori muscolari diffusi, stanchezza cronica e molteplici sintomi fisici, ma la sua origine e gestione coinvolgono anche aspetti psicologici ed emotivi.


La complessità della fibromialgia: un approfondimento nei sintomi e nella comprensione


La fibromialgia, sebbene spesso classificata come una condizione fisica, ha profonde radici psicosomatiche. La sua complessità è evidente nei sintomi che variano da persona a persona, comprendendo dolori diffusi, disturbi del sonno e affaticamento cronico. La connessione tra stress emotivo e peggioramento dei sintomi è stata ampiamente studiata, mettendo in luce l'importanza di affrontare sia gli aspetti fisici che psicologici di questa patologia. L'identificazione di trigger emotivi e lo sviluppo di strategie di gestione dello stress diventano, quindi, componenti essenziali del trattamento.


Approcci olistici per la gestione della fibromialgia: integrare aspetti fisici ed emotivi


La gestione della fibromialgia richiede un approccio olistico che consideri sia gli aspetti fisici che psicologici. La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è spesso raccomandata per aiutare i pazienti a cambiare i modelli di pensiero negativi e sviluppare strategie di coping. La pratica regolare di esercizi a basso impatto, come Yoga e Tai chi, può contribuire a migliorare la flessibilità e ridurre il dolore. Parallelamente, la gestione dello stress attraverso la meditazione e la mindfulness può svolgere un ruolo chiave nel migliorare la qualità della vita dei pazienti. La creazione di una rete di supporto, composta da professionisti della salute fisica e mentale, amici e familiari, è essenziale per affrontare questa sfida multidimensionale.


Guardando al futuro: speranza e ricerca nella gestione della fibromialgia


Nonostante la complessità della fibromialgia, c'è speranza nella ricerca e nella comprensione crescente di questa condizione. Gli sviluppi nella terapia e nella gestione stanno aprendo nuove strade per migliorare la qualità della vita dei pazienti. L'educazione pubblica su tale patologia è fondamentale per rimuovere lo stigma e aumentarne la consapevolezza. 


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Autore: DOTT.SSA ANNA DALLAVO 8 ottobre 2025
Definizione L’attacco di panico è un episodio di ansia intensa che raggiunge l’apice in pochi minuti accompagnato da una serie di sintomi, come sensazioni di capogiro, di svenimento, soffocamento e paura di morire, impazzire o di perdere il controllo. Si può presentare all’interno di un qualsiasi d’Disturbo di ansia, come di altri disturbi mentali, ad esempio dopo un trauma o un abuso di sostanze o in alcune condizioni mediche generali (cardiache, respiratorie, gastrointestinali). Ansia anticipatoria Compare dopo il primo attacco e rappresenta la paura che si possa verificare un nuovo attacco e delle sue conseguenze. Nei mesi successivi quest’ansia anticipatoria rappresenta il disturbo principale del quadro clinico ed aumenta ogni volta che la persona si trova ad affrontare situazioni uguali o simili a quelle in cui si è presentato il primo attacco. Si cerca di fronteggiare l’ansia evitando le situazioni temute o se non è possibile affrontandole con grande timore. Si generano in questo modo le condotte di evitamento. Principali cause Difficilmente gli attacchi si presentano senza fattori scatenanti. Il primo episodio, solitamente si manifesta in presenza di una forte pressione emotiva, quando si è malati, o si è stanchi fisicamente ed emotivamente. Raramente si presenta in persone che si sentono al sicuro e in assenza di fattori stressanti. Una causa molto frequente è determinata dallo Stress. L’attacco di panico si può manifestare durante periodi di tensione e stress elevati. Si possono suddividere due categorie di fattori stressanti: · Fattori stressanti psicologici: Lutti, problemi sentimentali, disaccordi in famiglia, difficoltà economiche o lavorative · Fattori stressanti fisici: diagnosi di malattie fisiche, esaurimento lavorativo, mancanza di sonno, utilizzo di sostanze. Come si sviluppa l’attacco di panico La persona in breve tempo arriva a provare disagio, o paura intensa in situazioni che normalmente non dovrebbero determinare tale attivazione Sintomi associati · Respiro affannoso · Palpitazioni · Vertigini o giramenti di testa · Formicolii alle mani o ai piedi · Senso di costrizione o dolore al torace · Sensazione di soffocamento o di mancanza di aria · Sentirsi svenire · Sudorazione · Tremori · Vampate di caldo o di freddo · Bocca secca · Nausea o nodo allo stomaco · Debolezza delle gambe · Visione annebbiata · Tensione muscolare · Impressione di non riuscire a pensare chiaramente o di non riuscire a parlare · Impressione che le cose intorno non siano reali · Paura di morire, perdere il controllo o di comportarsi in modo bizzarro Modalità di reazione Durante un attacco di panico le persone possono cercare di allontanarsi dalla situazione sperando di far cessare l’attacco, oppure possono cercare aiuto o isolarsi per la vergona. Durante la prima esperienza chi ne è soggetto si spaventa molto per la paura di morire, impazzire o perdere il controllo tanto che spesso, cerca aiuto medico sanitario. Con il ripetersi degli attacchi si comincia ad avere meno paura di conseguenze negative anche se rimane la paura che l’intensità degli attacchi possa peggiorare. Sviluppo di fobie ed evitamenti . Chi è stato vittima di un attacco di panico cerca di darsi una spiegazione razionale di quanto è successo e, spesso accade, che si attribuisca la colpa del forte disagio alla situazione nella quale l’attacco è iniziato. Questo avviene per un fenomeno definito di condizionamento ossia nesso causa effetto “è successo in quella situazione e quindi è colpa della situazione”. Questa convinzione porta allo sviluppo di paure situazionali ed all’evitamento. Le persone iniziano quindi rapidamente ad evitare tutte quelle situazioni dalle quali potrebbe essere difficile allontanarsi o trovare aiuto. Ad esempio, tutti i mezzi pubblici sono ritenuti pericolosi perché è necessario aspettare per poter scendere o avere aiuto, così come stare soli in casa o viaggiare in mezzo al traffico o su strade deserte dove potrebbe essere difficile abbandonare il veicolo o avere aiuto. Tramite il Processo di generalizzazione le persone iniziano inoltre a temere anche situazioni simili. Fondamentale per chi soffre di attacchi di panico è capire il significato di condizionamento e generalizzazione perché, per stare meglio deve imparare a interrompere il legame tra attacchi di panico e situazioni evitate. Gli evitamenti possono essere accorgimenti che aiutano a superare gli attacchi di panico ma nel lungo periodo sono controproducenti perché creano abitudini protettive che limitano il funzionamento quotidiano. Pensieri negativi. Nelle persone soggette ad attacchi di panico gli evitamenti svolgono la funzione di diminuire la preoccupazione di: fare brutta figura, fare cose imbarazzanti, di non trovare aiuto, di perdere il controllo o fare del male a sé stesso o a persone care. Scopo della terapia. · Controllo dei sintomi fisici: nello specifico il controllo dell’iperventilazione che durante l’attacco è la causa della mancanza di aria. · Identificazione dei pensieri negativi: si cerca di identificare il dialogo interno, ossia ciò che la persona dice a sé stesso prima, durante e dopo l’attacco mettendo in luce le convinzioni erronee che aumentano l’ansia · Esposizioni graduali: gradualmente si impara ad esporsi alle situazioni temute ed evitate.
Autore: DOTT.SSA ANNA DALLAVO 10 marzo 2025
Il perfezionismo è spesso visto come una qualità positiva, associata alla determinazione e all’eccellenza. Tuttavia, quando diventa eccessivo, può trasformarsi in un problema che genera ansia, insoddisfazione cronica e stress. Le caratteristiche del perfezionismo Esistono diversi tipi di perfezionismo, alcuni più adattivi e altri dannosi. Alcune caratteristiche comuni includono: Alti standard personali: voler eccellere in ogni ambito della vita. Paura dell’errore: considerare ogni sbaglio come un fallimento totale. Autocritica eccessiva: essere severi con se stessi, senza mai sentirsi “abbastanza bravi”. Procrastinazione: rimandare attività per paura di non eseguirle alla perfezione. Dipendenza dall’approvazione altrui: basare la propria autostima sulle opinioni degli altri. Quando il perfezionismo è sano, aiuta a migliorarsi e a raggiungere obiettivi ambiziosi. Tuttavia, quando diventa patologico, può portare a problemi come ansia, depressione e disturbi alimentari. Quando il perfezionismo diventa un problema? Il perfezionismo diventa patologico quando inizia a compromettere il benessere e la qualità della vita. Alcuni segnali d’allarme sono: Difficoltà a portare a termine un compito perché si cerca sempre di migliorarlo. Ansia e stress cronico legati alla paura di sbagliare. Bassa autostima nonostante i successi raggiunti.  La terapia cognitivo-comportamentale può essere molto utile per imparare a gestire le aspettative in modo più realistico e ridurre l’impatto negativo del perfezionismo.